Il treno che mi porta al lavoro si ferma.
Cinque minuti di attesa e poi riparte.
Un annuncio dell'altoparlante spiega: «Ci siamo fermati per esprimere il nostro sostegno alla lotta degli operai delle Officine FFS di Bellinzona». Da sette giorni i lavoratori sono in sciopero.
Sabato mattina, al mercato di Bellinzona, avevo firmato l'appello di solidarietà. Da giorni seguo l'evolversi della situazione.
Ho deciso di scrivere qui qualche riflessione.
La prima è sullo slogan della protesta «Giù le mani dalle Officine».
Certo, «giù le mani». Un invito che dovrebbe valere anche per il sindacato e per alcuni politici che sembrano cavalcare la protesta per interessi personali.
«Giù le mani dalle Officine»: sono un patrimonio troppo importante per farne l'ostaggio di lotte politiche e partitiche che hanno altri obiettivi.
«Sabato sera ho visto in TV Ocean's eleven» racconta una ragazza all'amica.
E aggiunge: «Per mio padre era Oceano sette».
Suo padre deve avere più o meno la mia età e le stesse difficoltà con l'inglese. Mentalmente gli invio tutta la mia solidarietà... generazionale.
Incuriosita (e con un pizzico di civetteria), l'amica chiede: «Ti ricordi gli attori?»
«Si, certo. Brad Pitt e... quello di what else...»
Forza della pubblicità.
Ammiro l'intuizione dei creativi e del copywriter.
Per George Clooney, però, nessuna solidarietà.