(s)Punti di vista

Il mio punto di vista sulla realtĂ  della Svizzera italiana e del mondo

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Utente: eruner07
Nome: Matteo Oleggini
Vivo in Ticino, Svizzera italiana; lavoro a Bellinzona. Sono un copywriter o, meglio, un artigiano della scrittura. Il mio lavoro si divide fra due attivitĂ  unite dalla sfida della comunicazione e, per me, dalla possibilitĂ  di esercitare la passione per la scrittura. Curioso, ho scoperto il networking e mi sto appassionando al marketing non convenzionale o virale.


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domenica, 25 gennaio 2009

8 febbraio: il mio SI per la Svizzera

Domenica 8 febbraio dovremo esprimerci con un voto sul rinnovo dell'Accordo tra la Svizzera e l'Unione Europea per la libera circolazione delle persone e la sua estensione a Bulgaria e Romania. Io voterò SI.

Su cosa si vota
Il dibattito preelettorale viene volentieri ristretto all'estensione della libera circolazione delle persone a Bulgaria e Romania. Il risultato della votazione, non riguarda però solo questi due Paesi (e le 362 persone che, nel primo anno, potrebbero venire in Svizzera), ma l'insieme degli Accordi bilaterali con l'UE.
Gli Accordi bilaterali tra la Svizzera e l'Unione Europea (con 15 Stati) sono in vigore dal 1 giugno 2002 per un periodo iniziale di 7 anni (fino al 31 maggio 2009).

Con l'Accordo sulla libera circolazione delle persone giungono perciò a scadenza anche quelli su:
  • gli Appalti pubblici
  • gli Ostacoli tecnici al commercio
  • il commercio di prodotti agricoli
  • il trasporto aereo
  • il trasporto di merci e persone su strada e ferrovia
  • la cooperazione scientifica e teconolgica
Per effetto della cosiddetta "clausola ghigliottina" il mancato rinnovo da parte della Svizzera dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone potrebbe avere quale conseguenza la disdetta,da parte dell'UE degli altri accordi. Sarebbero inoltre verosimilmente ridiscussi anche gli Accordi di Schengen e Dublino molto importanti per la lotta alla criminalità e la sicurezza e per la gestione dei problemi legati ai richiedenti l'asilo.

Le conseguenze di un NO
Sono preoccupato soprattutto per le conseguenze della possibile disdetta dell'Accordo sugli ostacoli tecnici al commercio. Grazie a questo accordo, le aziende che producono in Svizzera hanno la garanzia che i prodotti giudicati conformi alle prescrizioni tecniche in Svizzera lo siano automaticamente anche sui mercati dei 27 Paesi dell'UE senza la necessità di ulteriori certificazioni.
Il risparmio per l'industria svizzera è stimato da 200 a 500 milioni di franchi all'anno.
È molto probabile che l'assenza di questa garanzia porti al trasferimento all'estero della produzione e/o della distribuzione e ad una perdita di posti di lavoro.
Questo rischio e le altre conseguenze di una possibile disdetta degli Accordi bilaterali sono minimizzati da chi sostiene il NO.
Viceversa viene esagerato il possibile afflusso di nuovi lavoratori da Romania e Bulgaria (e le conseguenze sulla disoccupazione e le assicurazioni sociali).

Dove sono gli idraulici polacchi?

Gli stessi fantasmi erano sbandeirati nell'autunno 2005 quando abbiamo dovuto votare per l'estensione degli Accordi bilaterali a Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria e Cipro.
Sembrava che saremmo stati invasi da eserciti di "idraulici polacchi".
La realtà è stata diversa. Se nel 2000/01 i lavoratori provenienti da questi Stati erano 2'447, nel 2006/07 (dopo l'entrata in vigore della libera circolazione) sono stati 3'812 (per effetto anche delle norme valide per i primi anni).
Anche con Romania e Bulgaria ci sarà un periodo transitorio.
Nel primo anno saranno ammessi 362 persone con un permesso di 12 mesi o più e 3'620 per un periodo da 4 a 12 mesi. Nel quinto anno il totale aumenterà a 1'046, rispettivamente 9'090.
 
Perché voterò SI

Per me gli Accordi bilaterali sono complessivamente vantaggiosi per la Svizzera. Le analisi a 6 anni dalla loro entrata in vigore dimostrano che "gli Accordi bilaterali I tra Svizzera e UE creano condizioni quadro vantaggiose per le relazioni tra la Svizzera e il suo partner economico di gran lunga più importante".
Non nego che ci siano anche dei problemi (specie in Ticino): si tratta però di affrontarli e risolverli. Con impegno, umiltà e tolleranza.
Senza Accordi bilaterali questi problemi sarebbero ben maggiori.

Per saperne di più consulta:
il dossier di www.swissinfo.ch
il messaggio del Consiglio federale
il testo del protocollo per l'estensione a Bulgaria e Romania

Se ti interessano altre riflessioni, leggi di Uccellacci e uccellini
postato da: eruner07 alle ore 17:59 | link | commenti (2)
categorie: attualitĂ , ticino, politica federale, svizzera-ue
mercoledì, 09 luglio 2008

Dialogo, non divieti

115'000 cittadini svizzeri chiedono che in Svizzera sia vietata la costruzione di minareti. Sulla richiesta dovranno esprimersi dapprima il Consiglio federale (che ha già dichiarato il suo NO alla richiesta) e, in seguito, l'Assemblea federale.
Se la proposta non fosse ritirata, l'ultima parola spetterà al popolo svizzero. Per introdurre un simile divieto occorrerà la maggioranza del popolo e dei 26 Cantoni. Per un approfondimento dei diversi aspetti segnalo il dossier di swissinfo.

Anche se il percorso che attende la proposta è ancora molto lungo (di regola richiede almeno un paio d'anni) è bene che già da subito si dica un chiaro NO.
In discussione c'è, a mio avviso, ben più di una semplice norma edilizia.
A parole, i promotori dicono di non essere contro la libertà di religione e, nemmeno, contro la possibilità per i musulmani che vivono in Svizzera di avere moschee o spazi per il loro culto.
L'opposizione ai minareti è motivata con la volontà di opporsi ad un segno esterno che sarebbe, secondo i promotori "simbolo di potere" e di una rivendicazione politico-religiosa che pone "la religione al di sopra dello Stato, ossia dà una maggiore considerazione alle prescrizioni religiose rispetto all'ordine legale creato democraticamente nello Stato di diritto".
Ed è proprio qui che, a mio avviso, l'iniziativa dimostra la sua pericolosità per tutti, indipendentemente dalla Fede o dalle credenze religiose, etiche o morali.
Nessuno infatti mette in dubbio che le leggi dello Stato debbano essere rispettate.
Da sempre, però, a fondamento della nostra democrazia e della nostra libertà abbiamo posto il diritto alla libertà di coscienza e al corrispondente diritto all'obiezione di coscienza. Un diritto che può chiamarsi anche "diritto all'illegalità" quando le leggi dello Stato imponessero obblighi ingiusti o contrari ai diritti e alla libertà della persona interpretati alla luce delle proprie convinzioni etiche, morali e/o religiose. Dall'obiezione di coscienza di fronte al servizio militare fino al diritto di dare ospitalità a persone perseguitate o in pericolo o di non praticare un aborto.
Affermare la propria libertà di coscienza significa ribadire il diritto a non rispettare le leggi quando queste siano giudicate ingiuste, assumendosi, se del caso, le relative conseguenze.

Di fronte a credenze religiose diverse dalle nostre, la soluzione può essere solo la ricerca del dialogo con le persone di buona volontà che sono, ovunque, la maggioranza.
Chiudere le porte, introdurre divieti, affermare una visione parziale (sia pure condivisa dalla maggioranza) della realtà e della storia significa dare forza e peso alle minoranze che, a loro volta, hanno visioni di parte e di potere.
Bene ha fatto, a mio avviso, il Consiglio federale a dire subito NO a questa iniziativa.
Altrettanto dovrebbero fare tutti coloro che hanno a cuore la libertà di religione e di coscienza.

PS: dovesse passare il divieto dei minareti, chi spiegherà la differenza tra questi e i campanili? tra la voce che invita alla preghiera e il suono delle campane?