(s)Punti di vista

Il mio punto di vista sulla realtà della Svizzera italiana e del mondo

Chi sono

Utente: eruner07
Nome: Matteo Oleggini
Vivo in Ticino, Svizzera italiana; lavoro a Bellinzona. Sono un copywriter o, meglio, un artigiano della scrittura. Il mio lavoro si divide fra due attività unite dalla sfida della comunicazione e, per me, dalla possibilità di esercitare la passione per la scrittura. Curioso, ho scoperto il networking e mi sto appassionando al marketing non convenzionale o virale.


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mercoledì, 09 luglio 2008

Dialogo, non divieti

115'000 cittadini svizzeri chiedono che in Svizzera sia vietata la costruzione di minareti. Sulla richiesta dovranno esprimersi dapprima il Consiglio federale (che ha già dichiarato il suo NO alla richiesta) e, in seguito, l'Assemblea federale.
Se la proposta non fosse ritirata, l'ultima parola spetterà al popolo svizzero. Per introdurre un simile divieto occorrerà la maggioranza del popolo e dei 26 Cantoni. Per un approfondimento dei diversi aspetti segnalo il dossier di swissinfo.

Anche se il percorso che attende la proposta è ancora molto lungo (di regola richiede almeno un paio d'anni) è bene che già da subito si dica un chiaro NO.
In discussione c'è, a mio avviso, ben più di una semplice norma edilizia.
A parole, i promotori dicono di non essere contro la libertà di religione e, nemmeno, contro la possibilità per i musulmani che vivono in Svizzera di avere moschee o spazi per il loro culto.
L'opposizione ai minareti è motivata con la volontà di opporsi ad un segno esterno che sarebbe, secondo i promotori "simbolo di potere" e di una rivendicazione politico-religiosa che pone "la religione al di sopra dello Stato, ossia dà una maggiore considerazione alle prescrizioni religiose rispetto all'ordine legale creato democraticamente nello Stato di diritto".
Ed è proprio qui che, a mio avviso, l'iniziativa dimostra la sua pericolosità per tutti, indipendentemente dalla Fede o dalle credenze religiose, etiche o morali.
Nessuno infatti mette in dubbio che le leggi dello Stato debbano essere rispettate.
Da sempre, però, a fondamento della nostra democrazia e della nostra libertà abbiamo posto il diritto alla libertà di coscienza e al corrispondente diritto all'obiezione di coscienza. Un diritto che può chiamarsi anche "diritto all'illegalità" quando le leggi dello Stato imponessero obblighi ingiusti o contrari ai diritti e alla libertà della persona interpretati alla luce delle proprie convinzioni etiche, morali e/o religiose. Dall'obiezione di coscienza di fronte al servizio militare fino al diritto di dare ospitalità a persone perseguitate o in pericolo o di non praticare un aborto.
Affermare la propria libertà di coscienza significa ribadire il diritto a non rispettare le leggi quando queste siano giudicate ingiuste, assumendosi, se del caso, le relative conseguenze.

Di fronte a credenze religiose diverse dalle nostre, la soluzione può essere solo la ricerca del dialogo con le persone di buona volontà che sono, ovunque, la maggioranza.
Chiudere le porte, introdurre divieti, affermare una visione parziale (sia pure condivisa dalla maggioranza) della realtà e della storia significa dare forza e peso alle minoranze che, a loro volta, hanno visioni di parte e di potere.
Bene ha fatto, a mio avviso, il Consiglio federale a dire subito NO a questa iniziativa.
Altrettanto dovrebbero fare tutti coloro che hanno a cuore la libertà di religione e di coscienza.

PS: dovesse passare il divieto dei minareti, chi spiegherà la differenza tra questi e i campanili? tra la voce che invita alla preghiera e il suono delle campane?
mercoledì, 31 gennaio 2007

Seguire i passi del Patriarca

Sul primo numero 2007 de Le Monde des Religions leggo interessanti notizie sulla „culla di Abramo“ che secondo la leggenda locale si troverebbe a Sanliurfa, un villaggio della Turchia occidentale.
Abramo è il patriarca delle tre religioni monoteiste che, in modo diversi, si richiamano al “Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”: l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam.
Questa valle biblica potrebbe essere il punto di partenza di un “Cammino di Abramo”, un percorso interculturale che ripercorra i passi di questo padre spirituale di oltre tre miliardi di credenti.
Una specie di “cammino di Compostela” che, nelle intenzioni dei promotori dovrebbe “incitare al rispetto, sottolineare e far conoscere i valori del messaggio di Abramo: l’unità, la fede, la giustizia, la pace e l’ospitalità verso tutti”. La testimonianza di imam, preti e pastori, rabbini che camminano fianco a fianco dovrebbe contribuire a far crescere il rispetto reciproco.
postato da: eruner07 alle ore 21:42 | link | commenti (2)
categorie: islam, cristianesimo
lunedì, 15 gennaio 2007

Servi inutili

Sul blog di Lia (post del 30 dicembre 2006) leggo queste bellissime parole:
«L'islam è, per me, fare pace con se stessi.
Smetterla di strizzare la propria vita inseguendo esperimenti che durano il tempo di una generazione. Ascoltarsi e distinguere le priorità. Accompagnarsi lungo ciò che si è. Una donna. Un uomo. Un essere umano. Un musulmano o un cristiano, una persona sola di fronte all'assoluto. Una che si arrende e dice: "Fai tu. Io sono piccola. Faccio del mio meglio ma, tutto sommato, sono piccola. E anche gli altri lo sono, cosa credevo?" Ed è in quei momenti lì che, davvero, si fa pace con se stessi e col mondo. E ci si perdona».
E, immediatamente, i miei pensieri corrono alle parole del Card. Carlo Maria Martini e alla sue riflessioni sulla parabola evangelica del «servo inutile» (Lc, 17,7 - 10)
«siamo servi inutili, inadeguati, e perciò liberi e sciolti nel presente, umili e grati per il passato, capaci di gratuità per il futuro.
Il riconoscerci servi ci ricorda che siamo di fronte a un compito immensamente più grande di noi, affidatoci da Dio con un gesto di fiducia. Il riconoscersi servi inutili rende liberi e sciolti nel presente: liberi dal peso insopportabile di dover rispondere a ogni costo a tutte le attese, di dover essere sempre perfettamente all'altezza di tutte le sfide storiche di ogni tempo».
Servi inutili, liberi, umili e grati; Card. Martini, Milano, Centro Ambrosiano, 1997 

Qualche anno, il giorno del Venerdì Santo ero in Marocco. A mezzogiorno, sul tetto di una kashba immersa nel silenzio di un immenso palmeto, sono stato raggiunto dal richiamo alla preghiera. È stato un momento intenso. La sensazione di un’intensa preghiera che saliva allo stesso Dio era quasi palpabile.
In quel momento ho sentito una forte unità con tutte le persone di buona volontà che si riconoscono figli dello stesso Dio (anche se lo chiamano in modo diverso) e con tutti quanto operano con giustizia per costruire un mondo migliore.
postato da: eruner07 alle ore 13:44 | link | commenti (2)
categorie: islam, cristianesimo, parole sagge