Cosa succede se la campagna elettorale per un’elezione che ripartisce i seggi secondo un sistema proporzionale si svolge secondo le logiche di un sistema maggioritario? Lo sapremo la sera del prossimo 1. aprile.
In Ticino, i seggi per il Governo sono assegnati ai partiti. Viene eletto chi, tra i candidati del partito, ha raccolto il maggior numero di voti. Ma la campagna elettorale si sta svolgendo come se i seggi fossero assegnati ai cinque candidati più votati. Tre le ragioni: alle due di tecnica elettorale si aggiunge la scelta degli organi di informazione.
Le due ragioni “tecniche”: chi vota potrà esprimere cinque preferenze (prima solo 3) e potrà farlo anche senza scegliere un partito (scheda senza intestazione). Ognuno potrà così votare il proprio “governo ideale”. Quale riflesso di queste novità (o per scelta?) i media – e in particolare i sondaggi del settimanale Il Caffè – puntano i riflettori sui candidati stilando classifiche che ignorano il metodo di ripartizione dei seggi.
Domenica 1. aprile, potremmo così ritrovarci – come osserva Angelo Rossi – con un governo che non comprenderà uno o due dei cinque candidati più votati, costretti a lasciare il posto a chi ha ottenuto meno consensi fra gli elettori ma figurava su una lista più forte.
Un risultato che segnerà la fine dell’elezione proporzionale del Governo? Vedremo.
E l’eventuale introduzione di un’elezione maggioritaria del Governo (come in quasi tutti i Cantoni svizzeri che eleggono chi ottiene la maggioranza, assoluta o relativa, dei voti emessi) sarebbe la fine della democrazia o dei partiti? Non lo credo.
Anzi. Potrebbe essere la premessa per ravvivare i partiti stessi, obbligati a ravvivare la democrazia interna (ad esempio con le primarie) per scegliere le persone da presentare quali candidati.