Si discute molto attorno alla notizia - in realtà una notizia «findus» cioè tolta dal congelatore - secondo la quale, lo scorso mese di aprile, gli uffici della direzione del DFE a Bellinzona sarebbero stati trovati «vuoti e puliti». In particolare mancavano «gli incarti contenuti in più di un migliaio di scatole a suo tempo depositate negli armadi "compactus" dell'apposito archivio di direzione del DFE».
La vicenda occupa le pagine dei giornali ticinesi (su carta e online) con aspetti che sfiorano il grottesco.
Chi volesse ridere - per non piangere - trova un po' di documentazione qui (nelle ultime 4 righe), quo, qua e ancora qui.
Per concludere, e sottovoce, mi chiedo: «ma gli archivi sono spariti, come è possibile, ad esempio, svolgere l'inchiesta amministrativa sugli aiuti agli impianti di risalita di Carì e Bosco Gurin?»
12 milioni di franchi per costruire un nuovo stand di tiro al Monte Ceneri con 32 linee di tiro a 300 m. Lo stand dovrebbe rispondere alle esigenze di 36 Comuni (quasi una linea per Comune) con 2'700 militi che annualmente devono eseguire il tiro obbligatorio (20 colpi).
Un gruppo di Consiglieri comunali di Rivera non ci sta ed ha lanciato il referendum contro il sussidio cantonale di 3 milioni di franchi.
I promotori del referendum ritengono il progetto «faraonico» e chiedono un impianto ridimensionato che tenga conto delle attuali esigenze (e di quelle di un esercito sempre più snello e con un minor numero di militi) e più rispettoso dell'ambiente.
È stato aperto un sito per informare i cittadini e dal quale si può scaricare il formulario per la raccolta delle firme.

I conti della serva
Nel comprensorio interessato, vivono 2'700 militi tenuti al tiro obbligatorio. Calcolando (generosamente) un tempo medio di mezz'ora per tiratore si arriva a 1350 ore di tiro all'anno che, per 32 linee di tiro, danno poco più di 42 ore annuali per ciascuna linea.
Ammettiamo che si spari solo il sabato e solo dalle 10 alle 12 e dalle 13.30 alle 17.30 (6 ore): lo stand sarà dunque utilizzato (per il tiro obbligatorio) per un massimo di 7 sabati all'anno. E nei giorni rimanenti?
A prima vista anche uno stand di dimensioni più ridotte (con sole 16 o 11 linee di tiro) sarebbe sufficiente. I sabati liberi per il tiro sportivo resterebbero pur sempre da 30 a 38 .
Resta il problema dell'impatto fonico e ambientale poiché il numero dei colpi sparati non si riduce. Ma con i soldi risparmiati sulle dimensioni si potrebbero migliorare le misure di protezione ambientale.
Resta da capire perché il bosco che sarebbe sacrificato al nuovo stand (40'000 mq pari a 10 campi di calcio, secondo i referendisti) sarebbe, per le autorità cantonali e comunali, meno pregiato di quello che sarebbe toccato dalla realizzazione della cosiddetta «Panoramica» per il collegamento Locarno-Bellinzona.
Sandra e Cesare Defanti sono due vulcanici «imprenditori» sempre alla ricerca di novità per animare il loro albergo e dimostrare, con i fatti, che la professionalità, la creatività e la fantasia sono risorse anche (e soprattutto) in una regione periferica.
Archiviati gli impegni del Carnevale propongono ad amici e clienti una serata «A cena da M.me Papillon».
Uno spettacolo costruito su un testo di Stefano Benni costruito attorno ad un mondo di metafore che invita a guardare oltre le parole.
I posti a disposizione sono pochi e, ormai, solo per la serata del 13 febbraio.